Informazioni Generali:

Nome: Eileen Brooke Theiler
Data di nascita: 22 Gennaio 1980
Luogo di nascita: Chicago, IL
Nazionalità: USA
Attuale residenza: Los Angeles, CA

Attuale occupazione: nessuna
Precedenti occupazioni: modella, imprenditrice
Stato civile: nubile

Caratteristiche fisiche:
Altezza: 1,76 m
Capelli: Neri
Occhi: Grigi
Segni particolari: una cicatrice verticale sotto l'ombelico

Photo Album

Istantanee di una vita

Frederic Marzani: un nome, un perchè. Il figlio del temuto Boss di mafia, purtroppo per tutti non troppo sveglio nè attento alle cose importanti. Tanto che Don Marzani è riuscito a liberarsi della scomoda americana favorendole la carriera di modella e rimpinguandole consistentemente il conto in banca. Questo conto è ancora aperto, e contiene parecchi soldi. Provate a fare ricerche nei maggiori paradisi fiscali del mondo, Dubito che riuscireste a trovare qualche traccia, per quanto bravi possiate essere.

Se non fosse stato per Luke, questo fallito sarebbe riuscito a fare veramente del male ad Eileen. Non solo la violenza fisica lascia cicatrici. Le cicatrici più profonde sono quelle dell'anima, e Michael quell'anima l'ha torturata senza pietà.

L'unico vero amico che Brooke abbia mai avuto. Luke Aberel non aveva nulla, non cercava nulla. Lui, semplicemente, era. Con un passato turbolento alle spalle ed una vita difficile nel presente, Luke era stato capace di vedere dietro al bel viso di Brooke, oltre alla fama e alla ricchezza che lei possedeva. L'ha salvata da Michael Becker in extremis, l'ha confortata e ha fatto si che le ferite non fossero troppo profonde.

In Loving Memory.
Luke Aberel
Born March 5, 1978 - Died July 30, 1999

Mark Erskine aveva ed ha ancora tutto. Proprietario di diversi club alla moda e locali a New York e dintorni, è un imprenditore di successo, milionario e sicuro di sè. Uno che non ha mai lottato, che non si è mai sporcato le mani. Lui ottiene, dall'alto del suo piedistallo. E quando qualcosa non gli va più, lo butta via.

"Ed eccolo il mio fratellino, adesso che ha 18 anni. Ho smesso di snobbarlo, finalmente, perchè proprio non se lo meritava. Ma quando ha avuto bisogno di una casa e di qualcosa che assomigliasse da lontano a una famiglia ci sono stata. Per molte cose lo ammiro, per altre a volte proprio non lo capisco, ma forse è normale che avvenga così tra fratello e sorella. Siamo ancora due sconosciuti, due persone che condividono una vaga somiglianza, le stesse origini e lo stesso tetto. Prima o poi comincerà ad aprirsi anche con me. Lo spero, almeno." Leen, June 2, 2005

Così è come l'ho visto la prima volta. Mattew Collins, mio collega al Bar Gold, dove mi sono messa a lavoricchiare quando sono arrivata a Los Angeles. Sempre con quell'aria da duro incazzato, oppure beffardo. Ma è lui. Quando l'ho visto, quel giorno, nel vicolo dietro al bar, non avrei mai potuto immaginare che sarebbe finita così. Eppure...

Christina McJoulien, o meglio Christy, la mia unica amica qui a Los Angeles. Lei e il suo bambino Angel sono stati tra i primi che ho incontrato a LA, e sicuramente i primi a mostrare la volontà di creare un'amicizia vera, importante. E se non ci fosse stata lei, probabilmente io e Mattew non avremmo mai avuto quello che entrambi desideravamo con tutto il nostro cuore.

Uno dei miei pochi affetti materiali, la mia moto. Spesso saltavo in sella e andavo a fare un giro, veloce, correndo a più non posso. E l'adrenalina saliva. E stavo bene, perchè mi sembrava veramente di volare.
La mia Monster.

Sia a me che a Erik serviva una macchina. L'ho comprata. E l'ho presa anche abbastanza bellina.

La casa di Leen

Questa che segue è una rapida panoramica dei luoghi in cui Leen vive: la sua casa a Los Angeles. E' un lussuoso appartamento nel quartiere "bene", non distante dal centro. L'appartamento si trova al quarto piano di una palazzina molto curata, la vista dà direttamente sulla Los Angeles Downtown.

Appena dopo l'ingresso, si trova l'ampio soggiorno, che sconfina poi nella zona dedicata a sala da pranzo. L'arredamento è un mix gradevole di moderno, che non permette ad accessori come l'home theater e lo stereo di stonare con l'ambiente. Sia il tavolino davanti al divano, sia il tavolo da pranzo sono di cristallo e acciaio. Alla sera, le lasmpade e i faretti donano alla stanza una luce soffusa e non fastidiosa.

La cucina è in acciaio, piccola e funzionale. Di solito il tavolo della cucina è quello utilizzato per i pasti di tutti i giorni. Il frigorifero ed il congelatore sono enormi, perchè Leen ha capito che con la fame di un diciottenne non si scherza. Non mancano mai gelato e pop corn, ma si possono trovare anche cibi sani.

La stanza di Erik è posizionata in modo che i movimenti dei due fratelli non interferiscano troppo. E' una stanza semplice ma dotata di tutti i comfort. Accanto c'è un bagno piccolo ma completo di doccia e sanitari.

La Stanza di Leen. Il letto matrimoniale è stato scelto soprattutto per il design molto moderno, così come gli arredi di tutta la camera. Ma il letto si è scoperto essere anche molto comodo. La forma particolare della camera e la dislocazione dei mobili rende l'ambiente essenziale ed accessibile. Attenzione agli armadi: sono colmi di vestiti di Leen!

Infine, il bagno di Leen, cui si accede solamente dalla camera da letto matrimoniale. E' dotato di box doccia, vasca idromassaggio e di speciali radiatori che rendono l'ambiente più caldo a determinate ore della giornata.

 

*Credits*

Questo sito e tutto il materiale contenuto (testi e commenti) è di proprietà dell'autrice. Il racconto e la vita di Eileen sono un'opera di fantasia, ambientati nel mondo attuale, ma un po' a parte, del gioco di ruolo "Los Angeles". I personaggi che compongono il mondo creato in questo sito sono mossi da persone consenzienti al fatto che le loro idee vengano utilizzate a questo scopo. I personaggi della storia che vi è stata narrata hanno "preso a prestito" i volti noti di diversi attori. Si ringrazia:


Liv Tyler (Eileen)
Stuart Townsend (Mattew)
Christina Aguilera (Christy)
David Gallagher (Erik)
Colin Farrell (Freddie Marzani)
Jude Law (Michael Becker)
Ryan Gosling (Luke Aberel)
Ewan McGregor (Mark Erskine)

Per le altre immagini utilizzate, e per i brushes, si prega di visitare il sito DeviantArt.

Per i luoghi che fanno da scenario alla storia di Leen, si considerano le città americane di Chicago, New York e Providence esattamente come sono nella realtà. Si ricorda che queste città non sono altro che uno scenario, solo l'immagine di sfondo sopra cui si muovono i personaggi di questa storia. E' stato citato anche il Dark Score Lake, nel Maine. Non sono certa che questo luogo esista realmente, ma so per certo che Stephen King ne parlava in più d'uno dei suoi romanzi. A lui mi sono rifatta per le descrizioni di questo posto, riadattandole un pochino con la mia fantasia, perchè dopotutto questa è una storia di fantasia. Per quanto riguarda la città di Los Angeles, invece, lo scenario è solo ed esclusivamente quello del gioco di ruolo virtuale. Tutti i fatti descritti restano sempre e comunque frutto della fantasia dell'autrice e di coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa storia con le loro idee.

Per la casa di Leen: tutte le immagini sono state tratte dal sito www.onebalmoralcondo.com e appartengono ad una casa in vendita a Toronto.

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L'inizio. Chicago, 1980

Eileen Brooke Theiler nacque il 22 Gennaio 1980 a Chicago. Venne alla luce in una buia mattinata, sotto ad una copiosa nevicata che rendeva le strade impraticabili. Ma lei non attese l'arrivo del giorno, decisa com'era a non perdere tempo. Erano da poco passate le quattro del mattino ed Evelyn era esausta, ma felice. La sua prima figlia, sua e di Anthony, era un tipetto determinato che aveva già fatto sentire la sua voce per tutto il reparto maternità.
Presentava già una notevole somiglianza con la madre, Evelyn, lunghi capelli neri le ricoprivano leggermente la testolina e grandi occhioni grigio-argento scrutavano attentamente l'andirivieni di infermiere nella nursery dove fu costretta a passare i primi giorni della sua vita. Se doveva mostrare il suo disappunto, lo faceva senza mezzi termini, ma a parte questo era una bimba tranquilla, fin troppo sveglia, da sempre un'acuta osservatrice del mondo che la circondava.
Già ad un anno la somiglianza con Evelyn si era fatta ancora più evidente, nel corpo e nelle manine paffute si intravedeva la grazia innata che avrebbe conservato una volta cresciuta, mentre la sua accesa curiosità verso il mondo, unita ad un certo talento artistico, fecero sì che presto i muri di casa ospitassero le sue prime, pittoresche creazioni, rigorosamente in pastelli a cera di colori vivaci su intonaco fresco.
Prima di raggiungere l'età di due anni e mezzo, Eileen aveva già imparato a scrivere il suo nome, e quello dei suoi genitori con un certo stile. Data la sua intelligenza e la sua prontezza, Evelyn ed Anthony avevano insegnato alla bimba molte cose, precorrendo di parecchio i tempi scolastici, ma con ottimi risultati. Eileen appariva agli amici dei genitori come una bambina assolutamente speciale, con le sue opinioni chiare e la capacità di intavolare discorsi che normalmente non ci si aspetta prima dell'età di quattro anni. Era sorprendente, ma in un certo senso non lo era. Non era una di quei bambini prodigio laureati a dieci anni, e non rischiava nemmeno di finire a fare il fenomeno da baraccone. Crebbe in fretta la piccola Eileen, un po' viziata da Anthony, che in onore alle sue lontane origini irlandesi, dedicava alla bimba i momenti di gioco e di svago, mentre Evelyn dava maggior peso alla formazione del carattere e della cultura della piccola.

Erano entrambi ottimi genitori, forse un tantino chiusi come mentalità, soprattutto Evelyn. Non era certo colpa sua, beninteso, solo che il suo carattere era tremendamente rigido, talvolta un po' freddo. Che sia da attribuire alla provenienza di Evelyn, l'Alaska? Può darsi, ma quello che importa realmente è l'atteggiamento di entrambi. Sia Anthony che Evelyn infatti erano riusciti ad ottenere una laurea in letteratura inglese, con grandi sforzi sia da parte loro che da parte delle rispettive famiglie. Erano riusciti ad aprire una grande libreria universitaria, nel campus dell'università a Chicago, e tenevano enormemente all'istruzione. Non le perdonarono mai fino in fondo di aver scelto la carriera che scelse.

Eileen cominciò la scuola regolarmente, fu messa nella classe di una insegnante molto qualificata, vecchia amica di Evelyn, che fu severa con tutti i suoi alunni, ma che effettivamente sapeva insegnare. Ma Eileen non prestava più attenzione del dovuto alle lezioni, perchè ben altri erano i problemi che la bambina doveva (e voleva) affrontare. Tanto per cominciare, qualcosa doveva cambiare in casa. Evelyn era di nuovo incinta, e la prospettiva di un fratellino o di una sorellina in giro per casa non aveva mai attirato Eileen. A scuola invece, la bambina era impegnata in un progetto che la teneva costantemente impegnata e all'erta. Doveva essere rispettata. La sua forza e la sua determinazione la aiutano in questo, perchè presto si fece un nome anche tra i compagni delle classi più avanti.

1992. Una nuova identità.
All'età di 12 anni conosce Shelly Vickers, figlia di un avvocato molto in vista di New York, di recente trasferitosi con la famiglia a Chicago. In breve le due ragazzine diventarono intime amiche. Shelly fu la prima persona a chiamare Eileen esclusivamente col secondo nome, Brooke, con cui venne conosciuta nel jet set. Il padre di Shelly infatti era in stretti contatti con molte persone dell'ambiente della moda e dello spettacolo e ben presto, nonostante le rimostranze della famiglia Theiler, entrambe le ragazzine vennero introdotte nel mondo luccicante della moda.

NEW YORK 1996-1999. LA FAMA.
A 16 anni Eileen si trasferì a New York, dove la sua carriera cominciò una vertiginosa ascesa.

Estratto dal "Fashion Magazine" di New York per la collezione primavera estate 1996.
"Quest'anno il volto di punta delle collezioni primavera-estate di Tommy Hilfiger e di Calvin Klein è uno solo: quello della giovane modella Brooke Theiler, dal viso acqua e sapone e dai penetranti occhi grigi. La modella è stata ingaggiata da entrambe le case di moda, dopo un'aspra lotta per accaparrarsi la comparsa della nuova stella delle passerelle, per un compenso altissimo..."


I primi anni a New York furono per Brooke un susseguirsi di ingaggi per sfilate e servizi fotografici, insieme al proseguimento della carriera scolastica fino al conseguimento del diploma. Ma quegli anni furono anche teatro delle prime relazioni conosciute di Brooke.
All'età di 17 anni conobbe il 21enne Frederic Marzani, secondogenito di un uomo con una certa rilevanza negli affari loschi di New York e New Haven. La famiglia Marzani non accolse bene la relazione del loro rampollo con una ragazza americana, e trattò sempre Brooke con una distaccata freddezza. Dopo quasi due anni di relazione la famiglia Marzani decise di far troncare i rapporti tra Frederic e Brooke, perchè il ragazzo potesse "sistemarsi" con una ragazza di origine italiana, come si conveniva alla tradizione. A Brooke fu offerto un cospicuo patrimonio per convincerla ad allontanarsi da Frederic. E a Rodney vennero offerti contratti irripetibili. Accettarono, loro malgrado.

"Hai visto, sciocco? Ora capisci perchè quella ragazzina non ti viene più a chiedere esattamente quanto guadagna per questo o quell'ingaggio? Adesso è piena di soldi. Soldi sporchi! Ma a te fa comodo, vero? Perchè adesso TU, il suo agente, hai la strada spianata, la tua stellina brilla più che mai. Certo! Nulla di più facile che farsi oliare gli ingranaggi dalla mafia eh? Non voglio nemmeno pensare a cosa potrebbe farci Brooke con quei milioni. Milioni! Stiamo scherzando, eh? Non ha nemmeno diciannove anni!!!" Alicia inveiva come al solito contro il marito, Rodney, l'agente di Brooke. Per la giovane donna era assurdo che quella ragazza finisse ad affrontare questa brutta faccenda con la famiglia Marzani da sola. Alicia si era autoeletta a surrogato di mamma per Brooke, e questo si ripercuoteva irrimediabilmente su Rod, preso tra i due fuochi. Ma erano un'ottima squadra, loro tre. Alicia era fotografa, e rinnovava periodicamente e gratuitamente il book di Brooke, e spesso quando erano sole la donna apriva i battenti del confessionale e lasciava che la ragazza si sfogasse di tutte le tensioni e le preoccupazioni, sempre e comunque, davanti a una tazza di caffè...

Già prima di finire, la relazione con Marzani procurò anche il progressivo degeneramento dell'amicizia con Shelly, sia a causa del lavoro che entrambe facevano, sia per l'amicizia comune con Luke Aberel, un ragazzo proveniente dai Queens con un passato turbolento da vita di strada alle spalle. Brooke costruì con Luke una profonda amicizia, e spesso il ragazzo si rifugiava da lei per evadere dall'ambiente squallido dove era nato e cresciuto. Il legame tra i due rimase sempre immutato, basato sul conforto reciproco e lo scambio di conoscenze ed esperienze di vita. Quando nel 1998 Brooke conobbe Michael Becker, un canadese approdato a New York in cerca di successo come attore a Broadway, Luke rimase comunque in contatto con lei. Nello stesso anno Michael e Brooke iniziarono una turbolenta relazione basata sul fatto che Michael cercava di farsi conoscere grazie alla fama di Brooke. Michael Becker era un violento, che spesso maltrattava Brooke, ferendola soprattutto nell'anima, poichè lui non sarebbe mai stato così stupido da lasciare segni sul corpo di una modella che poteva spianargli la strada. E spesso gli argomenti di discussione riguardavano l'amicizia con Luke. All'inizio dell'anno successivo Michael arrivò persino a tentare di stuprare Brooke, che riuscì a scampare all'aggressione grazie al tempestivo intervento di Luke. Ancora una volta l'amicizia tra i due si rafforzò, Luke aiutò l'amica a riprendersi dalle ripercussioni psicologiche dovute alla violenza di Michael Becker, e Brooke riacquistò la sua fiducia in sè stessa, la sua forza e la sua determinazione e l'anno 1999 iniziò in modo relativamente tranquillo.
Dopo qualche mese però Luke rimase coinvolto in una sparatoria nel Bronx, fu colpito e rimase ucciso. Brooke affrontò la morte del suo più caro amico con forza e coraggio, ricordando i momenti passati insieme con gioia, comportandosi esattamente come l'amico avrebbe voluto.

"Lo sai esattamente cosa è successo, quando tu e Shelly avete smesso di frequentarvi? Te lo spiego io...lei era una ragazzina viziata, lo sai meglio di me. Ma se non fosse stato per lei io non ti avrei mai incontrata. Ma lei ha sbagliato, e parecchio. Non doveva comportarsi così come ha fatto, non aveva motivo..." Luke parlava a bassa voce, seduto su uno dei gradini della casa dove abitava. Brooke lo ascoltava in silenzio, fumando una sigaretta con incredibile lentezza. Il ragazzo ad un tratto allungò la mano, l'indice e il medio leggermente divaricati, e lei gli passò la sigaretta senza battere ciglio. Parlare non era sempre necessario, dopotutto. "Era diventata incredibilmente gelosa. Frederic doveva dare una mano a lei, non a te. Io dovevo uscire con lei, non con te. E io dovevo anche andarci a letto, se vuoi saperla tutta. O almeno, queste sono le cose che Shelly pensava le fossero dovute." In quel momento, Brooke aprì bocca per la prima volta dopo parecchio. "Ma scusami...non eravate anche usciti insieme? Me l'avevi detto tu, e lei me l'aveva sbandierato in faccia un giorno, forse nell'intento di farmi ingelosire..." ride. Il solo fatto di poter provare attrazione per Luke era buffo. Non perchè non potesse essere così, ma perchè il loro rapporto era così naturalmente basato sulla piena fiducia reciproca che non vi sarebbe mai stato posto per altro, se non quell'amicizia. Luke si unisce alla risata, ma solo per un istante. "Si, e la volta che ci sono uscito insieme ho fatto un errore terribile. Le ho regalato una volta di più la convinzione che con un bel faccino e un bel culetto si può avere tutto. E adesso lei insiste, e non so come farglielo capire. So che con il lavoro che fate siete piene di soldi, che avete tutte le possibilità di questo mondo. A me non me ne frega niente. Perchè i pezzi di merda sono dappertutto, ma almeno qui hai più possibilità di vederci chiaro, un giorno o l'altro."

TELEGIORNALE DEL MATTINO, NEW YORK CITY, 30 LUGLIO 1999
[...]una sparatoria questa mattina all'alba ha causato un morto e parecchi feriti. Il ragazzo rimasto ucciso è stato identificato come Luke S. Aberel, nato e cresciuto a poche centinaia di metri da dove è avvenuto lo scontro armato. La polizia non ha ancora ben chiara la dinamica degli eventi, come non ha ancora una spiegazione precisa dei motivi che hanno scatenato tanto tumulto, ma si teme sia coinvolto il traffico illecito di armi e stupefacenti...[...]

"Ricordati sempre di tenere la testa alta. Qualunque cosa succeda, qualunque fottuto bastardo incontri per strada, qualunque pezzo di stronzo che cerchi di metterti i bastoni tra le ruote, tu non cedere mai. Tu vai avanti per la tua strada, dimostra chi sei a chi ancora non l'ha capito. Tu sei forte. Cristo, a vederti non si direbbe mai, ma tu sei un demonio dal viso d'angelo..." - Parla Brooke: "Dopo queste sue parole, non ho più avuto occasione di vederlo, di parlargli. E adesso è tutto finito. Lui non c'è più, Alicia. Io cosa farò adesso?" Alicia le rispose con calma, carezzandole delicatamente i capelli mentre la ragazza non riusciva a smettere di singhiozzare. "Farai esattamente quello che ti ha detto lui, Brooke. Camminerai a testa alta, facendo vedere a tutti chi sei e quanto vali."

2000: THE NEW MILLENNIUM.
Alla fine del 1999 Brooke conobbe un giovane imprenditore newyorkese di nome Mark Erskine, proprietario di alcuni locali famosi a Manhattan. Cominciò una relazione apparentemente tranquilla, tanto che Brooke smise di fare la modella per dedicarsi alla sua vita privata.

Dal "Tattler" [giornale scandalistico, N.d.A.]

ANNUNCIATO IL MATRIMONIO!

E' stata fissata la data per il lieto evento che vedrà la coppia più scintillante del jet-set coronare la loro unione con un matrimonio che precederà di poco la nascita del primo figlio di Brooke Theiler, 24 anni, e di Mark D. Erskine III, 27, prevista per l'estate. Sono state rilasciate dichiarazioni dal portavoce di Erskine riguardo al luogo in cui verrà celebrato il rito, una splendida villa di proprietà della famiglia Erskine vicino a Providence, Rhode Island. La data prevista è il 4 Marzo. "Sarà un evento grandioso" dichiara il portavoce " a cui verranno invitati tutti quelli che contano". Ebbene si, dopo una dichiarazione di questo genere, non si può non affermare che Mark Erskine è la persona che detta le regole riguardo alla vita mondana di New York!

Mark Erskine, 27 anni, imprenditore milionario.

Brooke Theiler, la top al top.

Brooke Eileen Theiler, 24 anni il 22 Gennaio, ha avuto una carriera sfolgorante che ha visto il suo ritiro lo scorso inverno, quando la relazione con l'imprenditore Mark Erskine è diventata una cosa seria. La modella ha avuto la sua più grande ascesa tra il 1998 e il 1999, anni nei quali ha sfilato e posato per le maggiori case di moda del paese e del mondo intero. Nessuna dichiarazione dalla futura mamma riguardo al bambino o al matrimonio, come già non ve ne furono quando dichiarò il suo ritiro dalle passerelle. Rodney Jensen, l'agente che cura gli interessi della modella, ha rilasciato un breve comunicato stampa che annuncia solamente lo stato della gravidanza. "Procede tutto normalmente, e Brooke è tenuta in costante osservazione dai migliori medici del paese." Nessun problema all'orizzonte quindi, solo i preparativi per il più

sfolgorante matrimonio del nuovo millennio. E anche per la nascita di colui che erediterà la bellezza della madre oltre al grande impero del padre. Sarà un bambino fatato.
Ancora nessuna indiscrezione dalla coppia riguardo al bambino in arrivo. La famiglia si dichiara ragionevolmente certa che sarà il quarto rampollo Erskine, e prenderà il nome di Mark Duncan Erskine IV. "La gravidanza procede normalmente e nessuno potrebbe essere più felice di me" ha dichiarato Cindy Erskine, 53, madre dell'imprenditore newyorkese. "E Brooke sarà certamente in grado di allevarlo perchè diventi il grandioso proseguimento della nostra famiglia."
Frasi pretenziose, certo, ma non nuove per la famiglia che ha rapidamente conquistato la notorietà, cominciando dal patriarca, il primo Mark D. Erskine che viene ricordato per i brillanti investimenti durante la Depressione. Non vi è l'ombra di crisi per loro, che certamente rappresentano la crème della nostra società.
La carriera.
1996: Brooke approda sulle passerelle di CK e di Hilfiger, riscuotendo un enorme successo che la fa conoscere al mondo
1998: gli ingaggi aumentano e Brooke diventa la stella di punta delle passerelle di New York
2000: ormai all'apice della sua carriera è la modella più richiesta e più pagata per le passerelle di tutto il mondo, non solo per il prèt-à-porter ma anche per l'alta moda
2003: il ritiro improvviso

La relazione continuò nella sua routine fino al 2004, quando Erik raggiunse la sorella e cominciò a vivere con la coppia, che nel frattempo aveva deciso la data delle nozze per il 4 marzo 2005. Verso ottobre 2004 Brooke rimase incinta e la previsione del figlio fece aumentare il fervore dei preparativi per l'imminente matrimonio.

New York, Febbraio 2004.
"La sveglia non aveva ancora suonato quando mi alzai. Avevo passato la notte ancora senza dormire, con la nausea che mi assaliva a tratti. Mark era via per lavoro, ed io ero sola. Erik invece stava ancora dormendo tranquillo nella sua stanza.
Sapevo che qualcosa non andava. Me lo sentivo. Eppure continuavo a illudermi che andasse tutto bene. C'era il matrimonio da organizzare e il corredino da comprare per finire di arredare la cameretta del bambino. Mi aspettava una giornata densa di appuntamenti, quel giorno. Sarte, arredatori, architetti...e il ginecologo per l'ecografia.
Mi passai la mano sulla pancia: non era molto grossa, quasi non si notava la differenza. Eppure c'era, quel bambino che fino a pochi mesi prima non avrei mai voluto. Ma era lì, parte di me, nuova vita che cresceva. Sarebbe stato bellissimo, quel bambino. Peccato però per il nome che avrebbe avuto, Mark D. Erskine IV, un nome assolutamente pretenzioso e quasi dinastico. Cazzate, roba a cui la famiglia di Mark non avrebbe fatto a meno per nulla al mondo. E come erano tutti sicuri che sarebbe stato un maschio!
D'un tratto la nausea si fece più forte, come un'ondata violenta che in un attimo era salita al volto, facendomi sudare freddo. La bocca era come paralizzata, asciutta. Il mio viso era bianco, esangue.
Il dolore mi colpì come una pugnalata. Rovente e pulsante, là dove poco prima avevo carezzato. Il bambino. Mi accasciai a terra, gemendo dal dolore, il viso contratto, con le lacrime che scendevano lentamente, disegnando i contorni della mia smorfia, le mani che premevano il ventre, la mente che pregava, la preghiera più fervida della mia vita. "Non morire, ti prego non morire..."
Riuscii a sollevare una mano e ad afferrare il telefono, ma guardando le mie dita le trovai coperte di sangue. Il terrore si impadronì di me, e cominciai a gridare più forte che potevo. Da quel momento, ricordo solo dolore."

"Mi risvegliai all'ospedale, stremata. Accanto a me c'era mio fratello, fuori dalla stanza vedevo Rod e Alicia, lei aveva le guance rigate di lacrime. Compresi subito cosa era successo. Lo sapevo già.
"E'...è morto?" chiesi ad Erik. Lui non rispose, si limitò ad annuire in silenzio. Entrò nella camera il mio medico, sul viso un'espressione grave. In mano reggeva una cartelletta, su cui teneva gli occhi incollati. "Brooke..." non sapeva come dirmelo. "il bambino...è stato un aborto spontaneo, non sappiamo ancora le cause, dobbiamo fare le analisi e gli esami, oltre all'autopsia, tu devi rimanere in osservazione..." Non lo ascoltavo più da un pezzo. Avevo chiuso gli occhi e lasciavo che il dolore mi tenesse lontana da quella stanza e da quella gente. All'inizio non avevo voluto quel bambino. In quel momento avrei dato la mia stessa vita perchè lui potesse nascere."

Mark rientrò dal suo viaggio d'affari quello stesso pomeriggio, e in un attimo fu all'ospedale. Quando Erik comunicò alla sorella l'imminente arrivo del fidanzato, lei si agitò un po', pensando a cosa avrebbe potuto dirgli. Alicia la calmava, dicendole che avrebbero condiviso lo stesso dolore, ma avrebbero superato il lutto insieme, perchè tra due persone che si amano questo è normale...
All'improvviso la porta della stanza si spalancò, e Mark Erskine entrò come una furia, piombando sul letto di Brooke e afferrandola per un braccio, violentemente. "Tu hai ucciso mio figlio. Sei solo una poveraccia che ha fatto un enorme errore. Sei imperdonabile, mi fai schifo. Vattene, prendi il tuo stupido fratello e sparisci, prima che decida di ammazzarti con le mie mani..." Alicia osservava la scena a bocca aperta, troppo incredula e sconvolta per intervenire a favore della ragazza, troppo basita per chiamare un infermiere o la sorveglianza. Non durò tanto. Un grosso infermiere stava già afferrando Mark Erskine per tirarlo indietro, mentre un'infermiera piccola e nervosa correva da Brooke a controllare le sue condizioni. Tutti quelli che ascoltarono questo episodio rimasero senza parole al pari di lei. E alcuni non poterono crederci prima di aver visto come era conciato il polso di Brooke dopo che Mark l'aveva presa così...

Ma una notte di gennaio Brooke abortì spontaneamente e da quel momento Mark volle annullare tutti i preparativi, accusando la fidanzata di aver abortito volutamente, tenendoglielo nascosto, pur di poter ricominciare a sfilare sulle passerelle abbandonate qualche anno prima. Brooke prese con sè il fratello e lasciò New York per trasferirsi a Los Angeles, decisa a riprendere il suo nome e la sua vita con Erik.

"Lei altro non era che una ragazzina presa e messa a fare la bella statuina sopra a una passerella. Cosa ha affrontato allora? Chi è andato a dirle quale cazzata stava facendo, a mettersi nelle mani di quei deficienti? Nessuno, ecco la risposta. Non ho visto uno che fosse uno darsi una svegliata e tirarla via da quei delinquenti..." Alicia inveiva contro al marito senza pietà, quasi lo stesse accusando di tutto quello che Brooke aveva deciso di fare, compreso il matrimonio con Erskine. E non risparmiava colpi. "Ti sei forse reso conto di quello che le poteva accadere? Hai visto quante responsabilità le stavano caricando sulle spalle? Lei doveva essere perfetta, perchè lei doveva essere la madre dell'ultimo rampollo della grande e illustre famiglia! Ma stiamo scherzando? E adesso lui, l'illustre stronzo, la butta via come un sacco di stracci, perchè secondo il suo illuminato parere LEI ha fatto fuori il bambino! Roba da pazzi!!!"

Los Angeles, 2005

Ci aveva impiegato un po' in verità, prima di riuscire a trasferirsi con tutto. Lei ed Erik avevano trascorso un paio di mesi ospiti di Rodney e Alicia, mentre Eileen si dava da fare per cercare una casa solo per loro due, all'altro capo del paese. Alicia storceva il naso ogni volta, ma alla fine cedette, non senza averle ricordato per la milionesima volta che doveva ancora aspettare i risultati degli esami che le avevano fatto dopo l'aborto. Ma Eileen era diventata sorda da quell'orecchio, per lei l'aborto era solo da dimenticare, non le importavano gli esami e le altre cose che il dottore l'aveva costretta a fare. Partirono alla fine di aprile, e a maggio erano sistemati nella loro casa nel quartiere più elegante di LA. Eileen non aveva badato a spese, per la loro nuova casa, e non si faceva problemi a spendere i soldi che provenivano ancora dai Marzani. Non aveva più niente da perdere, Eileen, quando decise di andare a lavorare al Bar Gold, non tanto per la paga che avrebbe ricevuto, quanto per l'occasione vera e concreta di conoscere molte più persone, tenendosi a debita distanza dai riflettori della notorietà.

"Era la prima volta che andavo al Gold a lavorare, ci ero stata solo qualche giorno prima per il colloquio con il proprietario o chi per lui. Mi sono guardata intorno, alla fine era uguale a tanti altri locali fatti con lo stesso stile. Mi stavo ancora ambientando quando lo incontrai. Mattew Collins. Anche lui lavorava lì al bar. Mi ha colpito subito la sua aria dura, il suo atteggiamento un po' scostante. Non lo volevo dare a vedere, ma dal primo momento in cui i nostri sguardi si sono incrociati qualcosa mi ha detto che era lui, l'uomo della mia vita.
Portava un paio di pantaloni consunti e lisi sulle cosce, una camicia con le maniche arrotolate, nel taschino un pacchetto di sigarette che non ha mai tirato fuori. I capelli scuri un po' arruffati, lo sguardo da duro. In qualche modo, l'ho saputo subito. Lui e nessun altro. E mi è costato fatiche su fatiche riuscire a penetrare quella corazza che si era messo addosso. E alla fine ce l'ho fatta, i miei sforzi sono stati ripagati, ma quanto mi è costato!"

Mattew non fu l'unica persona con cui Eileen si trovò a legare. Una ragazza, molto più giovane di lei, Christina, era arrivata una sera al bar, portandosi appresso un frugoletto di tre anni. Vent'anni non ancora compiuti, e già un disastro alle spalle. Le raccontò tutto in un attimo, e in un attimo Eileen decise di aprirsi con la ragazza. Lei e Christy diventarono amiche, quell'amicizia fondamentale per quello che si andava a profilare nel loro prossimo futuro. Fu il turno di affrontare un'avversaria temibile, non tanto per le effettive qualità che questa aveva, quanto più per quel suo mostruoso e continuo giocare sporco. Natasha voleva Mattew, lo voleva a tutti i costi, Ma Eileen stava reagendo ai momenti di disperazione di solo qualche mese prima con una forza inaudita. Si sentiva pronta ad afferrare il mondo e a scrollarlo come un giocattolo, e non vedeva l'ora di misurarsi. Era come tornare indietro, alla sua adolescenza, quando tutto poteva. Fu una lotta senza esclusione di colpi, nel vero senso della parola. Mattew rimaneva prudentemente in disparte, rintanandosi in un silenzio cautelativo ogni volta che Eileen e Natasha si trovavano troppo vicine...Poi un giorno, all'improvviso, lei comparve al Gold con la valigia in mano e gli occhi lucidi e disse a Matt che se ne andava per sempre da Los Angeles. Eileen e Christy non reagirono. Avevano ben altro cui pensare, perchè da New York erano arrivati i risultati delle analisi fatte dopo l'aborto.

Johns Hopkins Memorial Hospital
Dott. Jonathan Foster
Risultati Analisi cod. 85540935284
Theiler, Eileen Brooke

[...] massa tumorale posizionata sulla parete anteriore dell'utero, presumibilmente benigna, operabile tramite isterectomia totale [...]

"No...non è possibile...non ora che...no..." Leen era in camera sua, la porta chiusa, anche se Erik era fuori casa. Quella frase del commento del dottor Foster era stata l'unica che lei aveva capito. Che rabbia, che dolore infame e terribile. Quello era il motivo per cui il bambino, il suo bambino, era morto così atrocemente. Eccolo. Le mani si strinsero a pugno, il viso si contrasse. Niente lacrime, quel giorno, perchè il dolore era troppo grande persino per piangere. E ora, era anche il suo turno di morire? Per un solo istante fu tentata di lasciarsi andare, di cedere via libera al cancro perchè se la portasse via come si era portato via il bambino. Ma quello che aveva fatto negli ultimi mesi l'aveva fatto per continuare a vivere, che senso avrebbe avuto morire adesso? Adesso che si era conquistata con tanta forza e determinazione una vita nuova, che aveva dato ad Erik una casa, che stava per succedere a Charis Custom nella direzione dell'Agenzia. Adesso che aveva un'amica sincera, per la prima volta nella vita. Adesso che c'era Mattew.
Nella busta il dottor Foster aveva aggiunto la ricetta per i farmaci che avrebbero aiutato Leen in attesa dell'operazione. Caramelline per rincoglionirti quando il dolore si faceva sentire, altro non erano. Ma Leen le prese tutte, facendo una vera e propria razzia nella farmacia vicina a casa, e chiese subito per l'operazione all'ospedale di Los Angeles. Avrebbe potuto benissimo tornare a New York a mettersi nelle mani del dottor Foster, ma non lo fece. Non voleva rifugiarsi così lontano da Christy e Mattew. Ma non voleva nemmeno la loro compassione, non voleva che le stessero accanto solo perchè era malata e se l'operazione non fosse andata bene lei sarebbe sicuramente morta. No. Risoluta a non dire nulla a nessuno, portò avanti l'organizzazione delle sue cure e fece compilare al suo avvocato di New York un testamento che rendeva immediatamente disponibili tutti i suoi soldi a Erik. Dispose persino i preparativi di un eventuale funerale. Ora che tutto era pronto, non restava che affrontare quello che la aspettava.

"Io e Chris camminavamo in piazza, poco lontano dal bar. Faceva molto caldo, ma io di tanto in tanto non potevo fare a meno di rabbrividire. Cominciai a parlare, non ricordo nemmeno cosa le dissi, so solamente che le spiegai tutto quello che era accaduto. Lei rimase tranquilla, anche se vedevo che stava male per me, ma rimase calma. Mi disse di non preoccuparmi, che tutto sarebbe andato bene, che io l'avrei superata. Io le spiegai anche l'amore che provavo per Mattew, che mi spingeva a non dire nemmeno una parola a lui. Lei non era d'accordo. Mi disse che lui aveva il diritto di sapere cosa mi stava succedendo, se lo meritava. Ma io non volevo, perchè non avrei sopportato di vedere la sua pietà, la sua compassione per la malata terminale, per quella a cui mancavano pochi giorni di vita.
E all'improvviso arrivò anche lui, davanti a quella panchina dove ci eravamo fermate. Mattew mi guardava, chiedendomi scusa per come si era comportato. Non sapevo in cosa lui pensasse di essersi comportato male, non vedevo cosa lui avesse fatto di tanto male. Gli dissi di non preoccuparsi, di essere sereno. Gli carezzai una guancia, prima di alzarmi e andarmene. Non ho idea di cosa accadde dopo."

Christy fu risoluta. Per lei era assolutamente necessario che lui sapesse la verità su Leen. Andarono alla spiaggia, lei e Matt, seduti a guardare il mare, lontani anni luce da tutto il resto del mondo. E Chris gli spiegò tutto.

"Sta male...lei non vuole dirtelo...ma..io mi sento in dovere di metterti al corrente di..questa cosa....non vuole dirtelo perchè non vuole comprare la tua compassione..o costringerti ad essere dispiaciuto con lei...e tanto meno ad andare da lei... vorrebbe fosse una cosa spontanea...ci tiene moltissimo a te... voglio che tu sappia questo..." Chris parlava con tono basso, dolce. Attendeva senza impazienza che Mattew intervenisse.
Mattew lentamente annuiva "Non credo che la compassione sia una cosa che faccia parte di me, neppure nella maniera più infinitesimale... non ho mai fatto qualcosa o evitato di farla per compassione, l'ho fatto per mille altri motivi, stupidi o importanti, ma mai per compassione, così come sarà con lei, Christy ... io ci tengo ancora di più, se è questo che vuoi sapere, solo che non lo dimostro come la gente vorrebbe le si dimostrasse..."si voltò lentamente ad osservarla, incontrando solo il suo profilo "cos'ha...? dimmelo..."
"Lei non è "la gente"...lei è Leen....la nostra Leen.... come io sono Chris...e tu sei Mattew.... tutti e tre..siamo diversi da "la gente"... lei non vuole da te quello che la gente vorrebbe...altrimenti non si sarebbe innamorata di te ma...di qualsiasi altro ragazzo che le dava quello che "la gente" vuole..." volta la testa verso di lui "ti ama...ti ama tanto.. ma come una nobil donna lo tiene in se...non ti assilla... ti ama... ne soffre o meno..non ti pressa...ti guardo negli occhi quando la vedi..e so che.... tu provi molto di piu che un semplice bene per lei... vi conosco bene...entrambi...non dire mai piu "la gente"...perchè se noi tre fossimo "la gente"... ora voi non sareste i miei migliori amici..e non sareste innamorati l'uno dell'altra...."
"Ti ho chiesto cos'ha...per favore dimmelo...lei....lei....."non trovava la forza di poter pronunciare quella parola, non riferita ad Eileen, un sospiro come a trovare qualcosa, le spalle leggermente si abbassavano, appena percettibilmente per tornare lentamente poi con lo sguardo su Christy" lei...morirà ? "la voce, solo quella, ma forse per la prima volta dopo molto tempo tradiva paura, paura di perdere comunque di nuovo....qualcuno...." dimmelo...?"

Christy gli rispose gravemente, ma calma. "ha un tumore all'utero...no...non morirà.... basterà un operazione... si chiama strappamento...non potrà piu avere figli ma no... non morirà..."
Mattew chinò appena il capo, non vedendo la mano protesa di lei...se non un istante forse, ma non la strinse, voltandosi invece verso il mare, a tornare a fissare un punto lontano. "Christy...promettimelo...devi promettermi che non morirà...devi promettermelo su ciò che hai di più caro..."il tono flebile, nel tornare a fissare il mare" so che è assurdo chiedertelo...voglio che ci sia qualcuno su questa fottuta terra che mi dica che non tutte le persone che amo devono morire..." sollevò le mani poggiate a terra e ora, non curandosi se fossero sporche o meno di sabbia se le passò nei capelli, a nascondere il volto di lui ora per un attimo, all'interno del suo animo...il dolore sembrava stracciargli le viscere"

Mattew ed Eileen si incontrarono la stessa sera, più tardi. Non fu un incontro facile, ma segnò un punto di svolta per entrambi.

Eileen lo guarda attentamente, un sorriso poco convinto le affiora alle labbra. Sospira, scrolla le spalle "Ogni volta che mi convinco di non vederti più mi spunti davanti all'improvviso..." lo sguardo si distoglie per un momento dal viso di lui, poi vi ritorna "a te come va?"
" sai com'è sono come l'erbaccia, più sei convinta di averla tagliata, più ricresce..." sorride appena tornando su di lei con lo sguardo "sai...ho parlato con Christy, questo pomeriggio..."
Eileen sospira, la voce trasmette tutt'altro che entusiasmo alla notizia "ottimo, allora sai tutto ...ora che me l'hai detto posso anche andarmene"
"Oh certo che puoi, ma ci sono due cose per le quali non ti permetterò di farlo...la prima è che mi devi spiegare per quale motivo avrei dovuto avere compassione di te...la seconda è che in ogni caso non te lo permetterei..." le risponde, sorridendo appena. Ma la rabbia di lei esplode violentemente. "ah si? e chi sei tu per impedirmi di andarmene?" gli occhi mandano lampi di furore allo stato puro "non l'hai ancora capito da solo che non voglio muovere la pietà di nessuno, tantomeno la tua? e non ho voglia di essere trattata con gentilezza solo perchè sono malata!?"
"Stammi bene a sentire, piccolo animale infuriato..." muove ora un altro passo verso di lei, la mano destra lascia cadere la sigaretta e muove dietro la nuca di lei, ad afferrarne i capelli e a tirarle indietro la testa di qualche centimetro, attento a non farle male però "se credi che io ti lasci andare ad affrontare tutta questa faccenda da sola, hai fatto il più grosso errore di valutazione della tua vita...e lo sai perchè...perchè tu non morirai..." lascia andare il capo di lei ora indietreggiando di un passo ad osservarla negli occhi ancora più belli ora che infuriano di rabbia "è l'ultima occasione che ho nella vita, e non me ne frega un emerito cavolo di cosa pensi tu, l'importante è quello che penso io, è sempre stato così e sempre sarà...tu non puoi morire da sola, non te lo permetterò..."
Dagli occhi di lei traspare ora il dolore insieme alla rabbia, deglutisce per cercare di ricacciare indietro le lacrime che negli ultimi giorni le affiorano sempre più spesso "cosa accidenti vuol dire tutto questo? cosa? io sono già sola, e non me ne frega niente, perchè me la sono sempre cavata da sola in tutta la mia vita" abbassa un po' la voce, che sembra quasi strozzarlesi in gola, ma il tono rimane arrabbiato e deciso "e non sei tu quello che decide della mia vita, sono solo ed esclusivamente io!" sottolinea con la voce l'ultima parola, quindi si volta, fa per andarsene, scappare da lui e da quella situazione...
Mattew la rincorre raggiungendola in poche falcate, le afferra il polso destro...tirandola, stavolta non curandosi minimamente di farle o no male....si sta infuriando anche lui ora e non fa più caso alla forza che adopera, facendola ora girare con la forza ed afferrandole così le spalle "per una volta devi convincerti che stavolta non comandi un emerito... e devi ascoltare, così come ti avevo detto che non ti avrei lasciata andare... ti ho detto che non te lo permetto... riesci a capirlo?" la guarda ora lasciandole le spalle ed alzandole appena il mento "non te lo permetto...è la mia ultima occasione, il mio ultimo treno...e qui finisce la questione... puoi decidere di essere collaborativa ed accondiscendere ad avermi tra i piedi, o puoi scegliere di farti rincorrere per tutta la città....ti assicuro, se mi conoscessi un attimo più a fondo non avresti dubbi su quale atteggiamento tenere..."

Eileen cerca di divincolarsi, di sfuggire ancora "e perchè dovrei passare gli ultimi tempi della mia vita con te? dammi un buon motivo. Dovrei avere paura di te, che ora mi minacci? ti sbagli, sai, io non ho più paura di nulla!"
Mattew risponde, con il cuore che si stringe come in una morsa "Inannzitutto perchè io voglio così...in secondo luogo perchè sei... l' ultima possibilità che ho per dimostrare a me stesso che non possono morire tutte le persone che amo senza che io possa muovere un dito...tu non morirai, Eileen..." afferrandole ora le spalle e scuotendola appena percettibilmente "tu non puoi morire...no...perchè io non lo permetterò...io ti amo maledetta imbecille, ti amo più della mia stessa vita..." il tono, la voce è paragonabile a quello del vento che spira...tanto è lieve...non sa se ha sentito, indipendentemente da ciò...si volta....e si allontana ora lui a grandi passi da dove è arrivato, dalla confusione della sua stessa mente, dalle sue paure più profonde. Leen alza gli occhi solo dopo che lui si è voltato, il respiro accellerato, gli occhi ancora pieni di lacrime...prova ad urlare, ma la prima volta il grido le muore in gola...respira ancora, quindi grida, più forte che può "anche io ti amo!" abbassa ora la voce in un mormorio "ma questo cosa cambierà...?" sospira, allontanandosi lentamente, dirigendosi verso la sua casa.

In effetti da quel momento le cose cambiarono. Leen e Mattew si incontrarono ancora, un incontro molto meno esplosivo del precedente, e decisero di fare l'unica cosa possibile: stare insieme. Ma l'operazione era vicina, e il nervosismo causava a Leen malesseri continui. Matt, dal canto suo, cercava di mantenere il controllo, ma anche lui era preoccupato e spaventato quanto lei. Leen gli chiese di andare a vivere da lei, così da essere entrambi più tranquilli. Ma prima che lui potesse effettivamente accettare, Leen si sentì male e dovette essere ricoverata d'urgenza. La operarono la mattina seguente, togliendole anche l'ultima, fioca speranza che tutto quello fosse stato solo un incubo, lasciandole in cambio una cicatrice verticale sotto l'ombelico. Lui andò a prenderla e la portò a casa dall'ospedale, e da allora cominciarono a vivere insieme come avevano progettato. Matt lavorava alle rotative del giornale locale, e Leen aveva cominciato a fare i preparativi per rilevare e risistemare l'agenzia. Purtroppo però la tranquillità non è così facile da mantenere, soprattutto quando si mettono insieme due persone con i caratteri di Leen e Matt...

Lui aveva un segreto. La sua schiena spesso dolorava, quando lei lo abbracciava troppo stretto. E quando dormiva, senza la maglietta, era ben evidente la causa di quel dolore. La sua schiena era coperta di cicatrici, ferite mal rimarginate e contusioni mai completamente assorbiti. O forse erano costole rotte? Leen era molto preoccupata riguardo a quei brutti segni, ma non gli chiedeva nulla. Già aveva provato a chiedergli qualcosa del suo passato, e le risposte ed il comportamento di Matt l'avevano fatta desistere. Lui sembrava sempre infastidito, al solo accenno del passato, cosa avrebbe potuto rispondere ad una domanda diretta riguardo alle cicatrici? Un'altra cosa che aveva colpito Leen erano le due fedi nuziali che lui portava ad una catenella appesa al collo. Non le aveva mai guardate, non di proposito. Leen aveva scelto di far finta di nulla al riguardo, fiduciosa che sarebbe stato lui, prima o poi, a parlargliene. Era l'inizio della fine.

[dal diario di Eileen (rif Blog)]
"se vuoi sapere chi è Mattew Collins..." Non riesco più a smettere di pensarci...da quando lui ha tirato fuori quel discorso sulle cicatrici che ha sulla schiena...visto che io non glielo avevo mai chiesto...In realtà avevo solamente paura di irritarlo spingendolo a parlare di qualcosa di troppo privato o fastidioso. Sicuramente una cosa simile non poteva non essere legata a qualcosa di terribile...Mai avrei immaginato questo... E' stato in carcere. Non so cosa abbia fatto, nè quanto tempo ci sia stato, nè dove. Non so nulla, come al solito. Ma lui non può aver fatto nulla di così terribile, non lui che ogni giorno mi dice di essere pronto a dare la sua stessa vita per me... Non voglio perderlo. Mi fa paura questa cosa che mi ha detto, ma LUI è il MIO MATTEW. Il mio cuore mi dice di fidarmi di lui, seppure è stato il primo a mettermi in guardia da sè stesso, già mesi fa...E questa sera mi ha detto "sai chi ti sei portata in casa, nel tuo letto?". Mi ha turbata. Ora lui è in camera, mentre io, qui in sala, fumo una sigaretta dietro l'altra non riuscendo a smettere di pensarci. Tra qualche giorno inviterà un barbone a cena qui...e forse verrò a sapere qualcosa in più di questa storia. Rabbrividisco, non potendo non pensare anche al passato che ho io dietro le mie spalle, cose che neppure Erik conosce. Il mio ex ragazzo, la "famiglia" e quello che hanno fatto...fino a Mark e al bambino...

E' appunto Georgy, il vecchio barbone irlandese amico di Mattew, a raccontare a Leen cosa si celava nel passato del suo uomo, in un incontro quasi casuale. Leen trascorse quasi due ore seduta accanto al barbone, dando fondo al pacchetto di sigarette mano a mano che il racconto andava avanti. Lui le disse tutto quello che poteva dirle riguardo a Matt, distruggendole il cuore, togliendole la terra da sotto i piedi. Lei era sicura che Matt non avrebbe mai potuto farle del male, mai.

"Lui ti ama, Eileen, ti ama più di qualsiasi altra cosa al mondo, te lo assicuro, mi ha parlato di te appena dopo averti vista la prima volta. Ha pianto per te, lui piange molto, non credo tu lo sappia piange per molte cose, scommetto che lo sta facendo anche ora..."
"Ogni paese ha bisogno di un angelo....Mattew è uno degli angeli con la spada fiammeggiante che hanno difeso l'Irlanda dal demonio a scapito della sua stessa vita, ora è un angelo caduto, è quello che molti potrebbero ritenere un criminale, ma tutto quello che ha fatto lo ha fatto per l'amore incondizionato per il suo paese e per il suo popolo...molte volte si vorrebbe che le cose andassero come si dovrebbe, ma non è così...ragazza, hai mai sentito parlare dell' esercito repubblicano irlandese?"

Leen non impiegò molto per mettere insieme i pezzi. Tornò a casa a sera inoltrata, mentre Matt era ancora al giornale, fece rapidamente una valigia e chiamò un taxi che la portasse all'aeroporto. Prese un volo per New York, dando a Rod e Alicia un preavviso brevissimo. Rimase da loro per qualche tempo, circa due settimane. A Mattew aveva lasciato solo un bigliettino, dicendo che sarebbe andata a trovare degli amici. Era una fuga in piena regola.

[dal diario di Leen (rif Blog)]
Sono scappata. Non ho voluto ammetterlo con Mattew quando gli ho comunicato che sarei stata via per un po', ma ora non lo posso ignorare. Quello che mi ha detto il vecchio irlandese mi fa male da morire, molto peggio di non sapere chi è in realtà l'uomo con cui pensavo di condividere il resto della mia vita. Dovevo riflettere, e non potevo farlo con lui sempre accanto, nella stessa casa. Ed eccomi qui a New York, di nuovo nella città dove è iniziata la vita che mi ha portato alle stelle e alla distruzione, di nuovo con Rod e Alicia.
Ho parlato un po' con loro, di Los Angeles, del tumore e della cura, di Mattew e di cosa vorrei fare, ovviamente senza far parola di quello che mi ha detto Georgy...[...]
Quando tornerò a Los Angeles, dovrò affrontare il discorso con Matt, con calma, con pazienza e cercando di non litigare, magari.
Io voglio stare con lui, ma è assurdo che io venga a sapere ciò che vi è nel suo passato tramite un vecchio barbone irlandese. Non esiste.
Domani Rod e Alicia mi portano in vacanza nel Maine. Dicono che l'aria e le aragoste di laggiù mi faranno bene. Più tardi telefonerò a Matt per dirgli di stare tranquillo e di non preoccuparsi. Nonostante tutto, continuo a fidarmi di lui.

Bastarono pochi giorni perchè Leen comprendesse che poco le importava del passato di Matt, purchè loro stessero insieme. Era ancora arrabbiata perchè non era stato lui a dirle le cose come stavano, ma era disposta a perdonarlo. Salutò Alicia e Rod, e prese l'aereo per tornare a Los Angeles. Ma era troppo tardi.

[dal diario di Leen (rif Blog)]
Sono tornata a Los Angeles, a casa. E ho avuto un'agghiacciante sorpresa. Mattew non c'è più...le sue cose sono sparite, di lui non c'è più traccia. Quando ho capito che mi aveva lasciata mi si è stretto il cuore, credevo di morire. Sto provando in tutti i modi di rintracciare dove sia finito, ma senza andare alla polizia. Vorrei evitare che finisse un'altra volta in carcere. Ma non voglio nemmeno perderlo. Credo lavori ancora al LA Gazette, infatti gli ho lasciato là un messaggio, ma ancora non ho avuto risposta.
Non ci siamo nemmeno chiariti...Mi sono chiesta quale fosse il motivo per cui lui potesse essersene andato così, senza una parola, senza una spiegazione, seppur breve...non lo capivo...poi l'ho visto. Il fax...una pagina che avevo scritto quando ero a NY...deve essere stata spedita al mio numero di casa per sbaglio, non c'è altra spiegazione...Ma io non avrei mai voluto che Matt la leggesse, perchè non avrebbe potuto capire...volevo parlargli io, spiegargli le cose...
Non ho mai voluto lasciarlo, mai. Avevo solo bisogno di riflettere con calma, di digerire la notizia...e la rabbia per averlo scoperto così...
Lo devo trovare, assolutamente. Non posso perdere il mio amore, non così...
Sono pronta a lottare fino alla fine dei miei giorni, se necessario. Ma la promessa che gli ho fatto tempo fa rimane valida. Io sarò sempre accanto a lui, in qualunque situazione.

L'amore di Leen e Matt era distrutto. La loro felicità era distrutta, per colpa di un fax mandato per sbaglio. Lei non riusciva a perdonarselo. Lo cercò, lo cercò senza sosta per diverse settimane, chiamandolo al giornale quando era confinata in ufficio, cercandolo nel vecchio appartamento in cui lui stava prima di andare a vivere con lei. Gli lasciò biglietti a tutti i recapiti in cui pensava che lui avrebbe potuto trovarli e leggerli. Nulla. Nessuno di questi sforzi portò mai ad un risultato. Mano a mano che passava il tempo, Leen si dedicava sempre meno alla ricerca di Mattew. Lui non voleva essere trovato, evidentemente. Era arrabbiato con lei, giustamente. Ma anche lei non poteva fare a meno di pensare che se lui fosse stato sincero non sarebbe mai accaduto nulla di tutto questo. Si buttò a capofitto nel lavoro, accrescendo quell'agenzia di intrattenimento con alcuni validi elementi. Piano piano, col passare dei mesi, si rassegnò al fatto che non l'avrebbe mai più rivisto. Le serate che non passava fuori per lavoro, le passava con Erik, sul divano, a mangiare la pizza davanti a un film in dvd. Coccolava il fratello, mentre si faceva sempre più forte il senso di vuoto. Tutto quello che fino a quel momento era riuscita ad affrontare egregiamente, dalla perdita del bambino all'operazione, fino alla notizia che Matt era stato un terrorista, e ancora la sua perdita...tutto quello che aveva fronteggiato con forza le si stava scagliando di nuovo contro senza pietà, gettandola nella crisi più completa.

"Non avevo mai voluto avere figli. Non me ne era mai fregato niente. Ma adesso darei qualunque cosa per poter avere un figlio mio, proprio adesso che so che non ne potrò mai avere. Ma perchè è morto? Cosa ho fatto di male perchè lui non potesse nascere? Credo di stare impazzendo. Mi scopro qualche volta a pensare al nome che avrei potuto dargli. No, non Mark e tutto il resto. No. Sarebbe stata una bambina, e l'avrei chiamata Sarah, che significa principessa...oppure...no, non Sarah...oh e se fosse stato un maschio Julian! Chissà Matt che ne direbbe di questi nomi...Sto impazzendo del tutto, ormai ne sono certa. Matt non è più qui con me, e non sceglierò mai il nome per la mia bambina, mai..." Leen piangeva a questo punto. Era arrivata a questo punto da parecchie notti, e le lacrime scendevano silenziose mentre lei si rigirava nel letto. Un incubo da cui non poteva svegliarsi. E ormai non dormiva nemmeno più, passando nel dolore le interminabili ore di veglia in cui non poteva lavorare, crollando poi per una mezzora prima che la sveglia suonasse, riportandola nel mondo reale e concreto dell'agenzia e del lavoro.


Alla fine, smise di fare anche quello. Cedette l'agenzia al suo dipendente più promettente, lasciando che fosse lui a portare avanti la cosa come meglio credeva. Non gliene fregava un accidenti di niente, ormai. Raccolse una volta di più le sue cose, fece ancora la valigia e si preparò a ripartire. La sua meta era sempre la stessa. Il Dark Score Lake, nel Maine. Rod e Alicia le avevano lasciato le chiavi della casa, perchè lei potesse andarci in qualunque momento, per prendersi una piccola pausa. Così fece.

"Il Dark Score Lake si stendeva come uno specchio d'acciaio davanti alla finestra della cucina. Dal tavolo della colazione lo potevo vedere. A dire la verità, lo potevo osservare dalla maggior parte delle finestre della casa. Era un lago strano, che esercitava un certo magnetismo oscuro. Come se fosse stregato o che altro. Avevo smesso di piangere e nello stesso momento aveva cominciato a piovere. Sembra quasi comico. Mi stavo rendendo conto che stare lassù da sola oppure a Los Angeles non avrebbe fatto differenza. Dominavo l'impulso di andare a gettarmi in quel lago di metallo fuso ogni giorno. Non serviva proprio a niente tutto il tempo che passavo lì. Dovevo tornare."

"In tutta la mia vita, in questi 26 anni, non avrei mai pensato di vivere queste cose. Ho toccato l'apice del successo quando ancora ero giovanissima, sono caduta nel baratro piu' profondo e mi sono rialzata. Mi guardo indietro e vedo una donna non piu' giovane, una donna che ha gia' visto troppo. Quello che mi e' rimasto? Qualche milione di dollari, la prospettiva di una comoda vita di rendita, ma priva di qualunque significato. Non ho piu' il lavoro, e non mi importa. Sono sola, ora e per sempre, sola in quello che sara' il resto della mia vita. Ma qualcosa e' cambiato. Non fingero' mai piu'. E saro' per sempre io, Leen."

Ed ecco che la storia si interrompe, proprio qui, nel momento in cui Leen compra un mazzo di rose rosse ed un mazzo di rose bianche. Leen torna a casa con le rose, le sparge per il suo lussuoso appartamento. Moon, la sua gatta, la guarda da lontano. Un'altra uscita, rapida, al drugstore, per comprare un po' di viveri. E tanto cibo per gatti. Lei è decisa a non uscire più di casa, a non vedere nessuno, a non parlare nemmeno con i vicini. La sua casa è pronta, piena di rose bianche e rosse. C'è una scorta di sigarette, ci sono i fazzolettini. Non le serve altro. La sua casa è pronta...

- Così si interrompe la storia di Eileen. O meglio, così rimane in attesa che venga continuata, perchè Leen attende solo che io la faccia vivere di nuovo. E quando accadrà, anche questa storia continuerà. Forse per sempre, forse no, forse ancora la storia di Romeo e Giulietta non è così distante dalla storia di tutti i giorni. In attesa che Leen riprenda a vivere, rileggete la storia fino ad ora. Sono sicura che qualcosa non l'avete capito. -

°(¯`·.¸.°[:..:¤† L¤ver Of Darkness †¤:..:]°.¸.·´¯)°

E' possibile seguire la storia di Leen anche attraverso il suo diario. Il blog si trova all'indirizzo: http://eileen.splinder.com

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Last update February 02, 2006

Eileen Brooke Theiler ha una storia strana.
La sua vita e ciò che le è accaduto nel corso degli anni
valgono la pena di essere narrati.Forse quello che leggerete non sarà nè più nè meno di una vita qualunque, ma è stata una vita significativa. E lo è ancora.
Io tengo a narrarla, poichè conosco la storia per intero.
Spero di commuovervi, di appassionarvi e, perchè no,
farvi arrabbiare. Perchè lei è così, amabile e detestabile.